Progettazione hotel
Utilizzare il termine sfida per il Monte Tauro non è improprio: è stata una sfida la sua costruzione negli anni settata ed è stata una sfida ridisegnare gli interni a distanza di trenta anni senza snaturare un edificio che è già nei manuali di storia dell'architettura. Negli anni settanta, gli architetti Gatti e De Santis pensarono un edificio dall'impronta forte, scalando la scarpata e inglobando la roccia all'interno per instaurare, con l'architettura, un punto di mediazione tra montagna e mare, tra linee orizzontali e verticali.
Sensibilità, senso della misura, scoperta, hanno guidato il percorso dei lavori di ristrutturazione. L'ampliamento della hall è un volume nero di lava che si aggancia alla copertura di memoria lecorbuseriana, l'interno è mediato dallo zig zag della scala appesa che denuncia il nuovo e delimita il preesistente. A terra è stata disegnata una griglia di rettangoli irregolari, un tappeto optical di pietra di Comiso, intarsi di pietra di Mistretta e losanghe di lava, che si protende sul mare, appoggiandosi sul rettangolo sospeso del terrazzo.
L'intervento ha riprogettato anche gli interni del ristorante e del bar, ricavati dal nuovo volume aggiunto in anni successivi, l'arredo delle camere e il disegno dei corridoi, dove l'ambiente avvolge l'ospite e lo conduce visivamente verso l'orizzonte, al di là della parete vetrata.